Malloreddus

Cosa sono?

I malloreddus, o gnocchetti sardi, sono una tipica pasta corta sarda dalla forma di conchiglietta allungata, di circa 2 cm di lunghezza. Sono fatti di semola di grano e acqua e si possono mangiare con diverse salse, anche se tradizionalmente in Sardegna vengono mangiati con il ragù di salsiccia: i famosi malloreddus alla campidanese (da provare sicuramente con una spolverata di pecorino sardo fresco).

I malloreddus sono un piatto storico dell’isola, tanto da essere quasi obbligatori nelle occasioni più importanti: feste, sagre, matrimoni. Ma ovviamente sono perfetti anche per un buon pranzo in un giorno feriale o a cena, magari con un condimento più leggero.

Breve storia dei malloreddus

I malloreddus esistono da centinaia di anni: sono una pasta che veniva fatta in casa a mano dalle massaie. Storicamente la loro forma deriva dalla lavorazione: le palline di pasta venivano schiacciate contro il ciuliri, un tipico cesto di paglia.

Nella ricetta storica c’è anche lo zafferano, un altro prodotto tipico della Sardegna. Oggi questo ingrediente viene tolto dall’impasto, per rendere la pasta più “universale” ai diversi condimenti con cui si può cucinare.

Il nome malloreddus deriva dalla forma che gli gnocchetti assumevano dopo essere stati schiacciati contro il ciuliri. In sardo infatti significa vitellini, visto che la forma piccola e panciuta con cui uscivano dalla lavorazione, nell’immaginario collettivo dei pastori dell’entroterra, poteva ricordare quella di un vitello appena nato!

Preparazione:

1: Disponete la semola a formare la classica fontana.

2: Sciogliete mezzo cucchiaino di sale in un bicchiere d’acqua tiepida.
Versate l’acqua a poco a poco al centro della fontana, aggiungendone il tanto che l’impasto è in grado di assorbire.

3: Lavorate bene l’impasto, dapprima dolcemente e poi con maggior forza, finché diventi piuttosto compatto, sodo; se dovesse risultare troppo morbido, aggiungete altra semola; se invece risultasse troppo duro versateci dell’acqua tiepida.

4: Ricavate dalla massa dell’impasto una pallottola della grandezza di un’arancia; a questa incorporate un pizzico di zafferano sciolto in un po’ d’acqua, e lavoratela ancora fino alla completa amalgama.
Date a ognuno dei due impasti (quello con lo zafferano e quello senza) la forma finale di una palla e lasciateli riposare entrambi per almeno un’ora, avvolti in un tovagliolo.

5: Staccate dall’impasto una pallottola più piccola di un pugno e con le palme delle mani fatela rotolare avanti e indietro perché si allunghi, fino a diventare un cordone di circa mezzo centimetro di diametro.

6: Tagliate il cordone in tocchetti di uno-due centimetri.

7: Posate ogni tocchetto su una superficie rigata (un tempo si usava unu ciulìriu, un crivello) e con il pollice imprimetegli un veloce movimento rotatorio che lo faccia avvolgere su sé stesso.

Otterrete in questo modo il classico malloreddu, con la parte esterna rigata e la parte interna liscia e cava.
Man mano che ottenete i malloreddus posateli su una tovaglia infarinata, tenendoli staccati l’uno dall’altro; copriteli con un’altra tovaglia e fateli essiccare per almeno mezza giornata in una stanza fresca e aerata.

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